Conferenza di Rosanna Castrini

Venerdì 22 marzo, la Conferenza di Rosanna Castrini ,tenutasi nella sala di Palazzo Tozzoni gremita di pubblico, si è incentrata sostanzialmente su tre temi inscindibilmente intrecciati fra loro: la formazione della paesaggista,il suo metodo di lavoro e lo stile dei suoi giardini, la magia della fotografia.
Rosanna Castrini (foto 1, 2), di formazione umanistica, ha deciso di dedicarsi al giardinaggio con lo scopo di creare bellezza.
Il giardino, al di là di ogni esigenza funzionale a cui non deve essere appiattito e ridotto, è ormai riconosciuto come una forma d’arte della stessa dignità di tutte le altre e come tale è dotato di un suo codice espressivo all’interno del quale il paesaggista opera le sue scelte e definisce il suo stile. Rosanna Cstrini non ha avuto un maestro in senso fisico, ma ha indicato i suoi riferimenti ideali in Gertrude Jekyll, soprattutto per la sua teoria del colore e la capacità di trasferire la sua sensibilità pittorica dalla tela al giardino, Myen Ruys, Silvia Crowe e John Brookes (foto 3) , capaci di creare giardini di carattere e dotati di valenza estetica in piccoli spazi concepiti come emanazione della casa, stanze all’aperto.
Fondamentali per saggiare le possibilità espressive offerte da un’area sono gli esercizi di stile tramite il disegno , (foto 4, Tav.B1). Nella tavola B 1 appare evidente come le linee rette ortogonali creano un senso di staticità, quelle curve invece un senso di maggiore dinamicità e fluidità.
Essenziale è capire la tridimensionalità dello spazio. In questo senso hanno esercitato un ruolo significativo i plastici in scala creati insieme al marito Alessandro Castellaro che costituiscono anche una “summa “ della storia dell’arte dei giardini nelle specifiche caratteristiche stilistiche (foto 5 e 6).
Nella creazione dei suoi giardini Rosanna Castrini è sempre stata attratta dalla chiarezza e dalla semplicità del disegno, ritenendo fondamentali, per la nascita del giardino, non tanto l’uso di piante alla moda (rarità botaniche o rassicuranti specie autoctone), ma la capacità di comprendere e ordinare la tridimensionalità dello spazio, l’attitudine al sicuro esercizio delle proporzioni e dell’equilibrio compositivo. Con foto significative ci ha mostrato la situazione iniziale dello spazio in cui si è trovata ad operare, il disegno e la realizzazione finale, con il bilanciamento fra forme, linee e volumi, la creazione di punti focali, la predilizione per la fluidità delle linee curve, che costituisce la cifra del suo stile, sottolineando la importanza e la priorità del disegno che conferisce al giardino il carattere e l’impronta personale del paesaggista (foto 7, 8, 9,10, 11)). Particolarmente significativo un giardino del 2001 in cui lo spazio viene scandito da linee curve che creano quinte successive senza mai interrompere il rapporto con il paesaggio (foto 12, 13, 14).
Le linee rette sono state utilizzate nel suo giardino personale di Bricherasio (To) (foto 15, 16,17,18), laboratorio personale di sperimentazione botanica e compositiva e opera d’arte nello stesso tempo, in cui ha scattato la foto con cui nel 2014 ha vinto il prestigioso premio “International Garden Photographer of the year – Images of a Green Planet.
La conferenza, seguita da un pubblico attento e appassionato si è conclusa con una carrellata delle sue stupende fotografie, di cui ci ha rivelato alcuni aspetti tecnici e compositivi di grande interesse, allietando l’anima e i sensi e facendo veramente capire il valore del giardino inteso come creazione e contemplazione della bellezza per sé e per gli altri (foto 18, 19, 20. 21, 21).